Diario di un candidato – Pantheon

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“… perché appunto la situazione è questa: che nulla e nessuno me lo ha fatto fare […] Non abbiamo nessun particolare interesse, nessuna particolare ambizione e appunto per ciò l’abbiamo fatto. Le cose civili, i gesti civili, appunto, si fanno quando nessun interesse particolare e personale, nessuna ambizione ci porta a farli…[…] È chiaro che io non rinnego nemmeno una virgola delle mie eresie; e questo più che a me (perché per me si tratta di una coerenza perfino ovvia), fa onore al PCI che mi ha invitato a fare parte di questa lista…”.

[Leonardo Sciascia – Dal discorso dell’11 maggio 1975 al teatro Politeama di Palermo, in occasione dell’apertura della campagna elettorale]

 “Chi arriva a Tecla, poco vede della città, dietro gli steccati di tavole, i ripari di tela di sacco, le impalcature, le armature metalliche, i ponti di legno sospesi a funi o sostenuti da cavalletti, le scale a pioli, i tralicci. Alla domanda: – Perché la costruzione di Tecla continua così a lungo? – gli abitanti senza smettere di issare secchi, di calare fili a piombo, di muovere in su e in giù pennelli. – Perché non cominci la distruzione, – rispondono. […]
– Che senso ha il vostro costruire? – domanda. – Qual è il fine di una città in costruzione se non una città? Dov’è il piano che seguite, il progetto?
– Te lo mostreremo appena termina la giornata; ora non possiamo interrompere, – rispondono.
Il lavoro cessa al tramonto. Scende la notte sul cantiere. E’ una notte stellata. – Ecco il progetto, – dicono.

[Italo Calvino – Le città invisibili]

Leonardo Sciascia e Italo Calvino hanno una cosa in comune, che me li rende particolarmente cari: il rifiuto di essere intellettuali organici e funzionali all’ortodossia del tempo rappresentata dal Partito Comunista Italiano.
Ogni volta che la politica compie uno sgarbo, anche piccolo, anche nella pratica quotidiana del basso pettegolezzo, provo ad immaginare cosa potesse significare per intellettuali della loro levatura essere messi all’indice da una struttura di partito, essere giudicati per la non conforme idea espressa.

Alcuni brevi passaggi.

Il 1956 fu un anno cruciale per Italo Calvino. Con i fatti d’Ungheria il mondo del realismo socialista diventa un mondo di favole e nello stesso anno Calvino pubblica la raccolta le Fiabe Italiane, l’opera che stravolge l’idea dell’intellettuale neorealista e positivo, perché è lo stesso tema favolistico ad essere non conforme. E’ un mondo alla rovescia e l’anno successivo Calvino lascerà il PCI, in polemica con “la falsificazione” dei fatti d’Ungheria da parte dell’Unità.

Dopo essere stato eletto come indipendente nella lista del PCI alle elezioni comunali di Palermo del 1975 (l’anno della grande svolta a sinistra e dell’ultimo scudetto al Toro), Sciascia si dimette da consigliere all’inizio del 1977, in polemica con una politica incapace di incidere nelle ferite della città, succube di tatticismi e compromessi. Nel 1987 Leonardo Sciascia rilascia al Corriere delle Sera la sua intervista più scomoda, che viene pubblicata con il titolo I professionisti dell’antimafia. A sinistra è lo sconcerto: lo scrittore viene accusato di essere fermo alla mafia dell’onore e del rispetto del Giorno della civetta. Si rivelerà invece un discorso profetico sulla necessità continua del rigore a dispetto del conformismo, gettando le basi per quello che da lì a poco avremo chiamato garantismo.

E amo la loro scrittura di narrazione.

In piena sospensione di incredulità, la suspension of disbelief di cui parla Coleridge, posso rileggere il primo racconto di Se una notte di inverno un viaggiatore di Calvino, con la convinzione di ritrovare il viaggiatore nel secondo.
Di Sciascia voglio ricordare questo breve passaggio tratto dalla Recitazione della controversia liparitana, un pezzo teatrale che narra di un caso di conflitto tra stato e chiesa all’inizio del XVIII secolo, quando la Pace di Utrecht aveva assegnato il regno di Sicilia alla casa Savoia .
Nel terzo atto siamo nella Palermo del 1717.
INGASTONE Dunque a Roma c’è aria di sconfitta …
PERLONGO E a Torino volontà di non cedere … […]
LONGO Ma raccontateci voi: di Torino, di Roma …
PENSABENE Torino è una città che sta incominciando a diventare bella: il nostro Juvarra ci si è messo di impegno.

(La foto come sempre è mia ed è stata scattata nei locali della libreria Il gatto che pesca di San Mauro Torinese.)


Sono candidato a San Mauro Torinese nella lista del Partito Democratico a sostegno della candidata a Sindaco Maria Vallino.

Userò questo blog per spiegare il programma di Maria e perché vale la pena sostenerla, per parlare del Partito Democratico, delle sue contraddizioni e dei suoi molti valori positivi. Vi dirò chi sono io, Giovanni Oteri, e perché potrei essere un buon consigliere comunale.

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